lunedì 23 novembre 2009

Creatività di gruppo


La creatività è senza dubbio un fenomeno individuale. Accade abbastanza di frequente che gruppi di lavoro non ben strutturati e mal coordinati costituiscano addirittura un freno all’espressione creativa. Ciò può avvenire per tre ragioni, che vengono di seguito illustrate.

In primo luogo , se la fase della produzione di idee non viene separata dalla fase di valutazione , ogni timido tentativo di manifestare una nuova idea viene immediatamente stroncato da una valanga di critiche , magari ragionate e ben motivate, che però impediscono qualunque approfondimento.

Questo tipo di atteggiamento del gruppo determina un aumento delle inibizioni , così che tutti finiscono col mantenere il proprio pensiero all’interno di schemi consolidati che l’esperienza dimostra difendibili senza troppa difficoltà: ovviamente non è detto che non si ottengano miglioramenti agli schemi esistenti, essi saranno però, in generale , di tipo incrementali e senza salti rilevanti.

Infine, l’atmosfera di gruppo può produrre una radicalizzazione delle posizioni: ciascuno si sente spinto a difendere le proprie idee in modo aprioristico per una malintesa interpretazione del proprio ruolo all’interno del gruppo stesso; può succedere allora che alla fine le idee finiscano con l’essere selezionate non per i loro meriti intrinseci ma in base alla capacità dialettica o all’aggressività del proponente.

Gli aspetti negativi possono essere attenuati o limanti del tutto con una corretta gestione delle riunioni e con l’uso di tecniche appropriate. In questo caso il contributo alla creatività può essere molto significativo , perché il gruppo stesso è una fonte inesauribile di stimoli, che hanno effetto positivo sulla generazione di idee; il gruppo , inoltre , costituisce un potente strumento , oltre che per la produzione , anche per la selezione , la modifica e l’adattamento di idee.

Per poter esprimere in positivo elementi di creatività, il gruppo deve basarsi su condizioni di equilibrio interpersonale (sono state sviluppate tecniche per la risoluzione dei conflitti all’interno del gruppo, vedere appendice : “ Il metodo delle costellazioni sistemiche”) che consentono l’utilizzazione dei seguenti procedimenti:

* ll congelamento e il conseguente differimento del giudizio critico nei confronti della produzione di idee

* la separazione del momento ideativo dal momento decisionale

* la stimolazione reciproca delle catene associative mentali

* la trasformazione dei cosiddetti materiali inconsci

In sostanza sotto determinate condizioni ambientali e interpersonali, il gruppo può non solo sommare le potenzialità inventive dei singoli , ma anche moltiplicare le une con le altre , grazie ad un effetto a rimbalzo di stimolazione collegiale. Ogni contributo formulato da un componente del gruppo rinnova le prospettive ideative di tutti gli atri . Ciò consente con molta fluidità la realizzazione del cambiamento di orizzonte dal quale far emergere più adeguate soluzioni ai problemi trattati. Per questa ragione si è cercato di codificare alcune regole , necessariamente non troppo rigide, da seguire per sfruttare nel modo migliore la potenzialità creative dei gruppi. Sono nate così diverse tecniche , tra cui sono gradualmente emerse per efficacia pratica quelle del “ brainstorming “e dei “ sei cappelli”.

lunedì 16 novembre 2009

I vantaggi di una formazione alla creatività: parola di Hubert Jaoui!


Oltre allo sviluppo dei fattori di base( fluidità, flessibilità, originalità), il percorso pedagogico compiuto attraverso la formazione alla creatività, induce numerosi vantaggi permettendo di rafforzare:
- la fiducia in sé
- l’energia , nelle sue due fonti, piacere e volontà
- l’indipendenza di pensiero e di azione
- l’acutezza di percezione
- l’intuizione
- la tolleranza dell’ambiguità
- l’accoglienza delle immagini mentali, della ricchezza del sogno
- l’ampiezza dei centri d’interesse
- la cooperazione, lo spirito di squadra
- la propensione a pensare e ad agire creativamente.
Questo elenco, certamente incompleto ma realistico ed esplicito, aiuta a chiarire gli obiettivi della direzione da intraprendere, per lanciare una formazione alla creatività.
Blogsletter del network di blog
Innovazione=C alla terza



I vantaggi indotti da una formazione alla creatività secondo Hubert Jaoui

Oltre allo sviluppo dei fattori di base( fluidità, flessibilità, originalità), il percorso pedagogico compiuto attraverso la formazione alla creatività, induce numerosi vantaggi permettendo di rafforzare…
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L'esplorazione e la ricerca: la prima fase del Coaching Creativo

Cristoforo Colombo, chi meglio di lui può simboleggiare la ricerca, l'eslorazione delle possibilità, di nuovi territori fisici e mentali, quella ricerca che apre le porte all'immaginazione, all'intuizione, senza dimenticare l'organizzazione di un'impresa?
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Game, ancora una variante del Brainwriting

Questa metodologia di Brainwriting è particolarmente interessante perché si basa su un criterio che nella maggior parte dei casi è assolutamente “vietato” nelle sessioni con tecniche di creatività e cioè la competizione…
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venerdì 13 novembre 2009

Sei cappelli per pensare

La tecnica dei sei cappelli è stata proposta da De Bono (1985) nel libro Six Thinking Hats. Si tratta di un gioco di ruolo applicato alla creatività di gruppo con l’obiettivo di far prevalere gli elementi positivi dell’interazione tra i partecipanti. Rispetto al brainstorming costituisce un processo più “ guidato” , in cui è molto importante la presenza di un coordinatore esperto.


Osserva De Bono che i diversi atteggiamenti mentali possibili rispetto ad un qualunque argomento possono essere raggruppati in sei classi , che egli associa ad altrettanti cappelli di diverso colore.


Ogni individuo , per vocazione , esperienze, educazione, ecc , si caratterizza per un atteggiamento prevalente che può essere molto difficile fargli effettivamente abbandonare. Con la tecnica dei sei cappelli si chiede solo di rappresentare una parte, provando per il tempo richiesto a svolgere il ruolo indicato dal cappello.
Così se durante la riunione si dice “indossiamo il cappello bianco”, collegato a neutralità ed obiettività, ciò significa che entriamo in una fase di ascolto di dati ed informazioni che devono essere considerati con la massima oggettività.
Il cappello verde darà inizio alla fase di generazione creativa.
Il cappello giallo potrà essere indossato per individuare punti di forza di un idea, mentre il cappello nero ci aiuterà a valutare i punti deboli e le carenze.
Con il cappello rosso tutti potranno dare libero sfogo alle emozioni ed ai sentimenti senza sentirsi obbligati a giustificare razionalmente le proprie affermazioni.
Da notare che il sesto cappello rappresenta il controllo del processo : quando viene indossato il cappello blu vengono stabilite le regole e le fasi successive della sessione; esso viene invocato all’inizio , oppure per superare momenti di stallo o ancora quando occorra passare dal lavoro sui contenuti alla messa a punto del percorso creativo che si sta seguendo.

Sembra un gioco , ma è una delle tecniche più diffuse per la creatività di gruppo: la consapevolezza dei partecipanti di interpretare un ruolo si è dimostrata efficace nel rendere più facile l’abbandono di inibizioni ed atteggiamenti mentali pregressi.

mercoledì 11 novembre 2009

Total Creativity Management

Nel brainstorming classico, la prima fase obbedisce strettamente alle quattro regole del pensiero divergente, il Csqm:
C come critica abolita;
Q come quantità privilegiata;
S come stravaganza benvenuta;
M come moltiplicazione sistematica.

La seconda fase, convergente, era lasciata al buon senso delle persone, alla loro facoltà naturale di usare un filtro o una serie di filtri per eliminare le idee banali e le idee impossibili , e prendere in considerazione, alla fine , soltanto le fortunate elette: efficaci, originali e realizzabili. In questo modo ci sono forti probabilità che siano sistematicamente eliminate le idee che sono interessanti ma banali, e quelle che sono originali e apparentemente impossibili. Procedendo così, ci si priva di un potenziale d’innovazione straordinario. Si contraddice , stupidamente, la definizione secondo la quale “ la creatività consiste nel sognare l’impossibile , quindi trovare il modo per renderlo realizzabile”.
È grazie all’osservazione empirica completata da gruppi di ricerca misti consulenti – impresa, che si è scoperto che effettivamente il meccanismo della creatività si basa sulla dialettica , divergenza convergenza: sognare l’impossibile, quindi trovare come renderlo possibile.

L’ideatore del metodo Papsa , Hubert Jaoui, ha elaborato un modello a spirale, battezzato Tcm, Total Creatività Management.


Modello del Total Creativity Management

La prima tappa consiste nell’impiantare il “creaflex” , o riflesso creativo (di cui parleremo nel prossimo post).

Nel corso della seconda tappa viene insegnato il metodo Papsa, che i partecipanti potranno in seguito applicare mediatamente, da soli , in coppia o in trio , quindi senza animatore.

La terza tappa vede svolgersi un cantiere di ricerca creativa, su un problema cruciale interno o esterno : creare o lanciare un nuovo prodotto o servizio , riposizionare un prodotto esistente, inventare un nuovo approccio al mercato, definire un nuovo modo di funzionamento.

La quarta tappa sale a un livello supplementare: è la formazione degli animatori interni. Questi appartengono a varie funzioni , che continueranno a esercitare per la maggior parte del loro tempo : la loro missione è, infatti , organizzare , animare, sfruttare gruppi di ricerca creativa su temi proposti dalla direzione.

Questi animatori sono scelti su base volontaria secondo quattro criteri:
motivazione
flessibilità mentale
cultura generale
attitudine a guidare un gruppo secondo il principio della semidirettività ( direttività assoluta sul rispetto delle regole del gioco e della metodologia; direttività non totale sul contenuto , con accoglienza positiva di tutte le idee espresse).

La formazione degli animatori avviene con due tirocini intensivi. Il primo trasmette i principi e gli strumenti ; il secondo insegna le regole e i trucchi dell’animazione dei gruppi creativi. Si spiega loro come costituire e trattare tali gruppi. E soprattutto li si prepara ad avere un dialogo produttivo con i loro partner interni:
- il comitato pilotaggio , a cui appartiene tra gli altri il capo progetto , che parteciperà anche al gruppo creativo, senza esserne l’animatore;
- gli esperti , che saranno consultati sporadicamente e/o inclusi in alcune riunioni di ricerca.

La quinta tappa è l’installazione della creatività come valore e come pratica, nella cultura d’azienda . Si tratta in generale di una campagna di comunicazione che utilizza molti supporti, in particolare una riunione solenne con i quadri. In questa occasione avviene una presentazione degli animatori interni, che rendono conto della loro esperienza, e viene rivolto un annuncio al pubblico : “ la creatività appartiene a tutti .Siete tutti invitati a ricorrere , individualmente o in gruppo , tutte le volte che giudicherete utile”.

martedì 3 novembre 2009

Il pensiero laterale, di Hubert Jaoui

L'approccio del pensiero laterale è stata proposta da De Bono per la fase di generazione delle idee.
Il principio su cui si basa è quello della sfida che, è molto efficace nel determinare conflitti e nuove combinazioni tra vecchie idee e soluzioni. Per rendere possibile tale sfida virtuale occorre evadere dal rigido controllo esercitato dalla capacità logiche e deduttive della mente, che tutta la nostra educazione ha enfatizzato per dare spazio a idee diverse ed in qualche modo imprevedibili.
De Bono definisce “ pensiero laterale” i percorsi mentali caratterizzati da salti logici, impossibili nell’ambito del “pensiero sequenziale” caratteristico del normale ragionamento.
Il pensiero laterale può essere attivato con alcuni accorgimenti, che De Bono definisce “provocazioni e movimento”. La provocazione consiste nell’introdurre all’interno dei problemi elementi di discontinuità, provandopad adattare al problema da affrontare soluzioni , accorgimenti ed idee tratti da contesti completamente diversi ; quando più l’accostamento è non usuale e assurdo , tanto più forte è, secondo de Bono lo stimolo alla creatività.
Per capire come la provocazione possa aiutare ad uscire dagli schemi mentali correnti consideriamo la prima parte della figura 3, che mostra un processo “razionale” , in cui si procede per deduzione passo dopo passo fino ad arrivare ad una conclusione . Nella successiva formalizzazione della scoperta si procede normalmente con un teorema, che è generalmente un percorso all’indietro : viene anticipata la conclusione e si dimostra che essa è vera date le premesse.
A volte la forza del percorso “razionale” è talmente grande che si impedisce di vedere altre conclusioni possibili. Scopo della provocazione è quindi quello di portarci fuori dal percorso razionale, verso conclusioni impossibili anche da concepire; il movimento consiste in un processo razionale attraverso il quale si cerca ex post di analizzare le nuove conclusioni per valutare se esse siano in grado di gettare nuova luce sulle caratteristiche del problema e /o eventuali soluzioni innovative.
È evidente che alcune si manifesteranno chiaramente assurde , ma è anche probabile che la sfida costituita dalla provocazione iniziale abbia posto la mente in uno stato di instabilità, in grado di stimolare il processo creativo suggerendo elementi che , esattamente come avviene nella formulazione del teorema , possono acquisire a posteriori nuovi fondamenti razionali. È essenziale in questa analisi ignorare gli aspetti assurdi o paradossali della provocazione , lavorando invece sull’estrazione , da questa , di principi generali non immediatamente evidenti e sulle loro possibili applicazioni.


Figura 3 Provocazione e movimento nel pensiero laterale

Nel processo creativo, o almeno nella prima fase di generazione di idee, è bene quindi “sospendere il giudizio”, che potrà poi più opportunamente essere esercitato sia nella successiva fase di razionalizzazione delle idee prodotte, sia al momento di un eventuale scelta tra diverse alternative.
Inoltre, è opportuno che la provocazione non venga posta o interpretata come un attacco od una critica. In tal caso , infatti , finirebbe con generare reazioni in grado di ostacolare non solo il cambiamento ma anche il pensiero creativo. La provocazione può essere diretta ad oggetti o problemi concreti, relativi a situazioni, prodotti, processi che desideriamo modificare, innovare o cambiare del tutto ; oppure può essere rivolta ad un modo di pensare prevalente. Il seguente elenco individua alcuni punti di attacco per una provocazione efficace:
- idee dominanti
- vincoli e limitazioni
- assunzioni
- fattori essenziali
- fattori da evitare
- polarizzazioni

In primo luogo proviamo a sfidare le idee dominanti ; esse possono essere infatti, a volte, soffocanti per la creatività.
Spesso anche i vincoli e limitazioni vengono assunti per consuetudine, senza effettivamente fermarsi a riflettere sulla possibilità di rilasciarli.
Qualunque sia il problema da risolvere, è difficile nei casi pratici avere riscontri empirici su tutto ; ricorriamo così di fatto a parecchie assunzioni basate sull’esperienza o sulla conoscenza condivisa; alcune assunzioni vengono talmente naturali che non siamo neanche lontanamente tentati di metterle in discussione. Magari sono ragionevoli ;però, come con i vincoli, proviamo ad abbandonarle per un momento: potrebbe nascere una nuova idea.
Alcuni fattori sono ritenuti essenziali in situazioni o problemi specifici: chiediamo se ciò sia effettivamente una necessità o un’abitudine.
Altri fattori sono ritenuti sconvenienti o da evitare; anche in questo caso, possiamo sfidarli.
Infine , possiamo tentare di individuare ed eliminare eventuali polarizzazioni nell’approccio ai problemi . La polarizzazione è un punto di vista specifico di cui diveniamo prigionieri; abbandonarlo , anche come provocazione , può portare a nuove idee.

Blogsletter

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Il pensiero laterale, di Hubert Jaoui

L'approccio del pensiero laterale è stata proposta da De Bono per la fase di generazione delle idee.
Il principio su cui si basa è quello della sfida che, è molto efficace nel determinare conflitti e nuove combinazioni tra vecchie idee e soluzioni… continua>>
fonte: Innovazione=C alla terza

Coaching Creativo, un approccio per sviluppare nuove soluzioni
Il Coaching Creativo nasce come metodologia di integrazione e rimodellamento di metodologie che puntano ad aiutare la persona ad arricchire creativamente la propria mappa della realtà, seguendo un percorso che può essere appreso e poi riutilizzato autonomamente al fine di utilizzare soluzioni trasformative nell’approccio alla vita personale ed aziendale… continua>>
fonte: ilcoachingcreativo

Negative Brainstorming

Il Negative Brainstorming è una versione particolare del brainstorming che prende in considerazione i possibili effetti ed implicazioni negative di un’idea, un progetto ed è stata sviluppata nel 1985 da Isaksen and Treffinger… continua>>
fonte: il blog di Simone Piperno