Il metodo Papsa comporta tre grandi momenti:- prima: percezione e analisi creative;- durante :produzione d’idee;- dopo: selezione e applicazione
Questi tre momenti si scompongono in 5 tappe:
P1 percezione: cogliere il problema interamente con ingenuità;
A1 analisi: scoprire la sua struttura profonda;
P2 produzione: immaginare un gran numero di soluzioni;
S selezione : gerarchizzare e decidere in funzione del futuro;
A2 applicazione: rendere tutti veri sostenitori dell’innovazione.
( Per vedere un esempio pratico del metodo Papsa, si rimanda all’appendice: “Creatività pratica, per la divisione Food Service dell’azienda X” ).
I due tempi dell’analisi creativa
L’analisi creativa si svolge in due tempi, di durata approssimativamente uguale. Per un problema limitato può bastare una mezza giornata; più spesso occorrerà dedicare un giorno intero combinando tra le due fasi un intervallo di relax e di agio.
Questo intervallo è tanto più importante in quanto al termine della destrutturazione è frequente che il gruppo si senta completamente scombussolato, al punto che uno psicologo francese ha battezzato col nome di fase paralizzante questo periodo in cui si perde di vista la riva lasciata prima ancora di intravedere quella che si ambisce raggiungere. È un momento in cui ci si può sentire ansiosi, demoralizzati, scoraggiati, cosa che può tradursi in uno stato depressivo , o anche in aggressività nei confronti del gruppo , del problema o dell’animatore. Quest’ultimo dovrà dunque badare a limitare gli eventuali effetti negativi di questo passaggio del valico.
Vi riuscirà segnalando al gruppo l’esistenza della fase paralizzante, i suoi effetti e la sua utilità; dall’altro dovrà dunque essere rassicurante , calmo , sostenere, incoraggiare e sdrammatizzare, durante questa fase e alla ripresa, cioè al momento della ristrutturazione degli elementi del problema in un grafico d’analisi.
Al termine dell’analisi creativa , così come abbiamo già visto, può succedere che la soluzione finale sia già scoperta, a questo punto si disporrà di più tempo ed energia per compiere meglio le fasi successive dell’azione : decisione e applicazioni.
Destrutturazione
La destrutturazione,è un territorio multidimensionale. La prima fase dell’analisi creativa consisterà nell’esplorare quanto più possibile questo spazio, anche ripassando su percorsi già esplorati: proprio il fatto di giungere alla stessa scoperta da percorsi indipendenti può indicare che si è individuato un punto critico.
Perché quest’esplorazione sia quasi esauriente , è auspicabile moltiplicare gli angoli d’attacco e seguire nei limiti del tempo disponibile, il più grande numero possibile di percorsi logici.
Inizialmente si tratta di vedere, percepire ed esprimere la propria percezione sia direttamente, sia ancora cambiando punto di vista e descrivendo i vari paesaggi che si scorgono a partire dai propri rinnovati punti di osservazione.
Una seconda azione consisterà nel “ purgarsi” quanto più completamente possibile. Il gruppo è invitato a esprimere senza censure tutte le idee , rappresentazioni, ipotesi , pregiudizi, associazioni, legate al campo del problema o al suo ambiente più prossimo. Se tale azione sembrerà insufficiente all’animatore , quest’ultimo potrà utilizzare tecniche di “ pulitura”. Le informazioni disponibili verranno comunque elencate .Quindi il gruppo si interrogherà, elencherà le varie domande che si pone rispetto al problema, censirà le informazioni che sembrano mancargli. Fino a questo momento , il gruppo si trovava attorno al problema , ora vi entra , e secondo varie vie, potrà raccogliere informazioni prese all’interno.
Il coinvolgimento è ancora più grande nella tappa successiva . I ricercatori non sono più nel problema , sono il problema stesso, gli danno corpo e anima. Gli prestano le loro voci , e diventa dunque possibile interrogare direttamente il problema.
Il percorso si chiude con una trasposizione analogica. Il problema viene trasferito nel paese delle meraviglie in cui tutto è possibile . In questo modo è possibile fare un elenco completo di tutte le condizioni parziali che rendono possibile la scoperta della soluzione complessiva del problema.
Gli elementi raccolti in ciascuna escursione vengono annotati su un grande foglio di carta e appesi alla parete. Naturalmente, durante tutta questa fase di esplorazione, il gruppo funziona a ruota libera, ovvero senza alcuna censura , con un’accettazione totale di tutte le idee, e in piena cooperazione.
Preparazione dell’escursione. Questa preparazione è tanto più importante quando si tratta di un gruppo improvvisato. Ma essa non è da trascurare nemmeno nel caso in cui l’animatore si rivolga a un gruppo di persone già formate alle tecniche di creatività.
La preparazione al viaggio comporterà dunque tre aspetti: decondizionamento, riscaldamento e comunicazione.
1. Decondizionamento. Esercizi sotto forma di giochi aiuteranno i membri del gruppo a sentirsi a loro agio con se stessi e con il loro partner. Questi esercizi potranno essere puramente mentali o comportare una parte fisica (relax , concentrazione), da valutare da parte dell’animatore secondo la natura e la personalità dei suoi componenti.
2. Riscaldamento .Esercizi che mirano a sviluppare la fluidità verbale saranno praticati individualmente e in gruppo .Altri esercizi innescheranno la mobilizzazione dell’energia necessaria al compimento del lavoro.
3. Comunicazione. Esercizi da praticare in coppie, in sottogruppi e nel gruppo intero permetteranno ai partner di guardarsi sotto aspetti diversi, avvicinarsi , prepararsi a funzionare in sinergia.
Vedere il problema da tutti i punti di vista fa sì che l’espressione della percezione del problema possa realizzarsi per mezzo di varie tecniche, le cui principali sono elencate qui di seguito. Quest’elenco non è certamente esaustivo; del resto non è né necessario né consigliabile utilizzare tutte le tecniche proposte.
- Per me il problema è di….
Ogni membro del gruppo è invitato ad annotare sul proprio blocco la sua definizione spontanea del problema; l’animatore fa in seguito un giro di tavolo e prende nota di tutte le definizioni proposte, senza commenti né interventi. È auspicabile che il capo progetto si esprima per ultimo . Tutti devono esprimersi .Una volta che ciò è stato fatto , è possibile aggiungere definizioni supplementari. Non è obbligatorio che l’animatore esprima la sua percezione del problema, ma non è neppure vietato.
-For me, the problemi is…
La formulazione iniziale del problema è tradotta nella varie lingue conosciute dai membri del gruppo, quindi viene fatta una ritraduzione nella propria lingua, cosa che generalmente fa apparire aspetti nuovi del problema, poiché non ci sono equivalenze semantiche totali tra le varie lingue.
- Né si, Né no ( lipogramma )
Questa tecnica, consiste nel riscrivere la formulazione del problema servendosi di parole che non contemplino una certa lettera scelta dall’animatore. La soppressione della r, della s, o della t è generalmente produttiva. L’animatore è il solo giudice della scelta di un’altra lettera, in funzione della parole contenute nella formulazione iniziale.
- Sono un marziano
I membri del gruppo sono invitati a calarsi nei panni di un extraterrestre e a esprimere la loro visione ingenua del problema
- Il problema visto dall’aereo
L’animatore chiede al gruppo di allontanarsi per provare a individuare una formula generale del problema e le grandi linee della sua struttura, oppure può chiedere di mettere a fuoco l’attenzione su un punto molto particolare che verrà dettagliato a oltranza.
- Collage proiettivo
Viene messo a disposizione del gruppo un mucchio di riviste con delle forbici e della colla. Ciascuno individualmente , è invitato a costruire un collage che esprima la sua rappresentazione del problema. In seguito , il gruppo formula un commento dettagliato del collage, l’animatore prende nota dei punti essenziali. Questa tecnica è a volte ampiamente sufficiente per riempire la metà della prima fase dell’analisi creativa ( Vedere appendice: “Reinventare un nuovo umanesimo”).
Purga. Il gruppo è invitato a fare un elenco delle informazioni possedute sul problema. A volte uno dei membri del gruppo, o un assistente dell’animatore , viene incaricato di raccogliere all’esterno o all’interno le informazioni mancanti. Il gruppo enuncia le soluzioni al problema che conosce già; le soluzioni trovate da altre ditte e in varie imprese.
L’animatore chiede a ogni partecipante di esprimere le idee di soluzione che ha già in mente, anche se si tratta di soluzioni parziali o giudicate dal proprio autore banali o ridicole. Non dimentichiamo che qui tutto funziona a ruota libera. Ma l’animatore dovrà badare a tagliare le catene di associazione ed evitare che il gruppo si lanci prematuramente in una vera e propria ricerca di idee. Lo scopo di tutta questa fase è trovare il problema, non produrre a priori un grande numero di soluzioni.
Se l’animatore ha la sensazione che tale operazione è insufficiente, può utilizzare le tecniche di “ pulitura”. Per esempio stimolerà la creatività del gruppo con la lettura di un elenco di parole induttive: ogni membro del gruppo è invitato a reagire individualmente annotando per iscritto il maggior numero possibile di queste parole e incrociandole con i problemi posti. O ancora ,l’animatore può chiedere al gruppo di trasporre il problema in un campo che rappresenta già la struttura fondamentale del problema.
Interrogarsi sul problema. Vengono suggerite tre domande per facilitare lo svolgimento di tale fase:
1. la prima serie include domande classiche quali : chi, cosa, quando , dove , come , perché da quando, perché non ecc..
2. la seconda serie prevede l’utilizzo della catalista ( neologismo composto dalle parole “ check list” ) per domandarsi che cosa avverrebbe : aggiungendo o eliminando elementi del problema, moltiplicandolo o dividendolo, sopprimendolo; capovolgendolo; combinandolo con altri elementi.
3. la terza serie riguarda il posizionamento del problema : Per chi il nostro compito costituisce un problema? Chi sarà realmente interessato alla vera scoperta della soluzione ? Chi rischia di ostacolare la sua applicazione?
Entrare nel problema . Il gruppo è invitato ad addentrarsi nel problema. L’animatore individua alcuni punti chiave sui quali focalizzare l’attenzione del gruppo. Per esempio, può chiedere a uno dei membri del gruppo di identificarsi con uno degli oggetti o con una delle persone implicate nel problema .
( Vedere appendice: “ Il gioco delle tre parole: lavorare con i propri sogni”).
Essere il problema . Questa azione è la più impegnativa e l’animatore la farà applicare soltanto se ha individuato nel gruppo delle persone in buona forma e adatte all’uso del pensiero metaforico.
Qui il problema sarà vissuto dall’interno da parte di una persona. Per esempio: vendere più yogurt ai bambini , creare un nuovo modello di automobile familiare .
L’animatore attraverso il suo atteggiamento e le sue indicazioni, aiuta l’attore a entrare nei panni del personaggio del problema. Secondo i casi, gli chiederà di esprimersi verbalmente o non verbalmente.
L’espressione non verbale può attuarsi con la mimica, il mimo o la danza. Nell’espressione verbale, l’animatore interrogherà il problema ( quindi l’attore che identifica il problema) chiedendogli inizialmente di esprimere i suoi sentimenti e le sue sensazioni, quindi gli chiederà di descriversi con la massima precisione possibile dalla sua genesi fino ad ora .Infine, lo interrogherà sui suoi desideri, gli chiederà se ha realmente il desiderio di essere risolto e se preferisce continuare a vivere la sua vita di problema. Gli chiederà le sue relazioni con gli altri problemi dell’azienda.
Alla fine dell’interrogatorio svolto dall’animatore, il gruppo è invitato a porre delle domande integrative. Lungo tutta la durata dell’identificazione , i membri del gruppo prendono nota delle loro osservazioni, analisi , idee.
(Vedere appendice: “ Il gioco delle tre parole: lavorare con i propri sogni”).
Importante: un’attenzione raccolta, un ambiente caloroso che escluda qualsiasi manifestazione di umorismo intempestivo sono le condizioni necessarie per la riuscita dell’identificazione.
Variante: a volte il problema può essere interpretato più facilmente in simultanea da due o tre persone che fanno un monologo a più voci.
Trasporre il problema . Nel metodo sinettico , questa tecnica è chiamata l’analogia fantastica. In effetti , le regole del gioco è che il problema venga trasposto in un paese delle meraviglie e quindi risolto. Successivamente il gruppo è invitato a descrivere come esso sia stato risolto. A questo punto si fa un inventario di tutti i problemi secondari che hanno ricevuto delle soluzioni parziali realistiche o non realistiche, ragionevoli o completamente stravaganti. Allo stesso modo si individua chi ha aiutato a risolvere il problema e chi ha costituito un ostacolo.