lunedì 10 maggio 2010

Coaching Creativo presentato dall'Associazione Italiana Formatori




l'Associazione Italiana formatori (AIF), presentano il Coaching Creativo presso la Camera di Commercio di Roma, grazie all'ospitalità del presidente dell'Istituto Romano per la Formazione Imprenditoriale (IRFI), Piero Pagnotta, e all'organizzazione del respnsabile nazionale dell'area Coaching Alessandro Almonti.
In allegato riporto la locandina dell'evento che si svolgerà l'11 maggio alle ore 15 in via Capitan Bavastro 116

per iscrizioni scrivere a info@aiflazio.org

venerdì 16 aprile 2010

un interessante portale sull'orientamento al lavoro: propostalavoro.com

sono entrato in contatto, con una redattrice del portale Proposta lavoro, dal momento che si sono interessati del coaching creativo e questo mi fatto ovviamente piacere.
sono molto bravi e si stanno impegnando per offrire un contributo concreto a tutte quelle persone che in questa fase stanno faticando per entrare nel mondo del lavoro o per ricollocarsi.

la descrizione del loro portale è alla pagina http://www.propostalavoro.com/cosa-e-pro-post-lavoro;
la dott.sa Vetrano con la quale sono entrato in contatto tiene una rubrica intitolata Conosciamoci nella quale suggerisce una serie di approcci e di strumenti per orientarsi al mondo del lavoro.

riporto la prima parte di un suo intervento che potrete continuare direttamente sulla sua rubrica;

Da dove Parto?

E’ importante valutare i punti fondamentali della tua identità professionale. Avere chiaro fino in fondo qual è il tuo ruolo lavorativo ti aiuterà organizzare la ricerca di ciò per cui vale davvero la pena candidarsi.

La ricerca di un lavoro ha successo non solo se trovi un lavoro, ma se trovi il tuo lavoro. Devi fare una valutazione del tuo percorso formativo e lavorativo, individuando con chiarezza i tuoi punti di forza e di debolezza, le tue aspettative, i tuoi bisogni, i tuoi valori.

Sperimentare un racconto di sé stessi in termini sintetici e articolati è utile per conoscere in dettaglio quali conoscenze (quello che sai), competenze (quello che sai fare) e capacità (quello che sei) ti contraddistinguono.

Questo esercizio consente inoltre di raccogliere informazioni utili alla compilazione del C.V. e della lettera di presentazione.

continua su Proposta lavoro>>

domenica 21 febbraio 2010

Perché innovare?

Come si può notare ogni anno sia in Italia, in Francia e più generale in Europa, si verifica una perdita di punti in materia di innovazione. Se questa tendenza viene confermata , siamo condannati , nonostante alcune brillanti eccezioni , a essere esclusi dalla competizione mondiale. Segnali di questo declino sono già percettibili ; per esempio , siamo sempre meno presenti nelle tecnologie avanzate per il grande pubblico.

Quali sono le ragioni di questo handicap? Finanziarie e politiche , certamente , tuttavia , abbiamo talenti straordinari , molti dei quali , peraltro , cedono alla tentazione dell’espatrio. Ma perché non riescono a esprimersi e a promuovere le loro idee?

Una parte della risposta si trova nella dimensione manageriale che gli innovatori devono affrontare. L’innovazione è generatrice di disordine, la novità genera naturalmente resistenza ed opposizione . A questo si aggiunge il fatto che, presto o tardi , un processo di innovazione deve arrivare a una decisione .

È noto come ogni situazione che riguarda l’assunzione di decisioni comporti stress e coinvolga direttamente le emozioni , una sfera generalmente considerata tabù dai manager.

Provocare connessioni tra le funzioni , le aree, i livelli , e organizzare la raccolta delle idee sorte da queste fecondazioni incrociate : ecco cosa può mobilitare tutta l’impresa sulla via dell’innovazione vincente.

Infatti già dai circoli di qualità si era rivelato al management che persino gli operai potevano pensare e proporre dei miglioramenti . Essi sono ovviamente capaci, come chiunque altro, di avere idee ricche e interessanti; ma le esprimeranno soltanto se si sarà saputo creare un clima propizio, fondato sull’ascolto rispettoso , il riconoscimento di tutti i talenti, la valorizzazione di tutti quelli che osano correre dei rischi.

giovedì 14 gennaio 2010

Ristrutturazione, di Hubert Jaoui

Una volta che il problema è stato ridotto ai suoi elementi indivisibili, bisogna creare uno o molti ordini nuovi passando dalla destrutturazione ( fase divergente ) alla ristrutturazione ( fase convergente).

La ristrutturazione comporta quattro operazioni:

  • riunire
  • organizzare
  • descrivere
  • scegliere

Il lavoro di ristrutturazione deve essere compiuto in piccoli gruppi: il gruppo di ricerca viene diviso in gruppi di due o tre persone che produrranno ciascuno un grafico di analisi.

Dopo la presentazione di ogni grafico da parte dei regolatori, si sceglierà di trattenere uno o di costituire , con l’aiuto dell’animatore , un grafico di sintesi . L’operazione del riunire si fa molto semplicemente secondo tre camini possibili, vedere seguente.



In seguito il gruppo che si trova a capo di molto sottoinsiemi dovrà strutturarli in un insieme coerente e organizzarli , tramite o un grafico ad albero ( figura 6: ottenuto dopo un’ analisi creativa del problema di un fabbricante di automobili che constatava che i concessionari della marca , fornivano un servizio post vendita insoddisfacente) o un grafico di sovrapposizione ( figura 7: l’obiettivo era creare nuovi prodotti, e tramite tale rappresentazione si possono individuare le zone di sovrapposizione suscettibili di delineare possibili direzioni di sviluppo).



Grafico ad albero: redditività del servizio post vendita ( automobili)





martedì 5 gennaio 2010

il Coaching Creativo diventa un Master universitario!

sono molto felice ed emozionato, nel poter annunciare che la metodologia che ho sviluppato insieme alla prof. Maria Rita Parsi e al dott. Massimo Del Monte, il Coaching Creativo, è diventata argomento di un Master Universitario, uno dei primi in Italia su questo tipo di argomento.

Da alcuni mesi stavamo lavorando su questo progetto con l'Istituto Superiore Universitario di scienze psicopedagogiche e sociali "Progetto Uomo" e ne è nata una collaborazione importante che vi presento nelle prossime righe:

Il Master in “Didattiche del cambiamento e Coaching Creativo” è il primo master universitario italiano in materia di coaching e formazione.

Lo scopo del Master è fornire ai partecipanti l'opportunità di apprendere teorie, metodi tecniche e
competenze per saper “fare” e per saper “essere” un coach-formatore, grazie ad un percorso intenso ed alla presenza di docenti altamente qualificati.

Le solide fondamenta teoriche dei moduli didattici vengono integrate con l'esperienza professionale “sul campo” dei docenti, con le metodologie e le tecniche più note ed efficaci nel panorama mondiale, al fine di preparare i partecipanti ad intervenire su persone ed aziende con il massimo livello di efficacia,
qualità ed etica.

Il Master in "Didattiche del Cambiamento e Coaching Creativo" è l'unico percorso formativo che consente di accedere a quattro certificazioni nazionali e internazionali:





Diploma di Master universitario di I° livello in “Didattiche del Cambiamento e Coaching Creativo” riconosciuto dalla facoltà di Scienze della formazione dell'Università Pontificia Salesiana.


(Certificazione ottenuta dai possessori di diploma di laurea. In alternativa, per gli altri titoli di studio si rilascerà la certificazione di Corso di formazione in “Didattiche del Cambiamento e Coaching Creativo”)




Certificazione in AT 101 “Corso teorico-pratico introduttivo all'Analisi Transazionale”

(I candidati che ottengono questa certificazione possono chiedere di diventare membri di associazioni italiane di AT e conseguentemente divenire Regolar Member dell'EATA-ITAA)



Practitioner & Master Practitioner in Programmazione Neurolinguistica

(Certificazioni riconosciute dalla Society for Neurolinguistic Programming che consente la frequentazione del corso per diventare Trainer in PNL, tenuto direttamente da Richard Bandler. Su specifica richiesta con tasse amministrative aggiuntive si può richiedere la certificazione firmata da Bandler)



Creative 101 in Metodo Jaoui.

(Certificazione rilasciata direttamente da Hubert Jaoui e Kairos Solutions e che consente di accedere al livello Creative Leader.)


sabato 2 gennaio 2010

Perché innovare? di Hubert Jaoui

Come si può notare ogni anno sia in Italia, in Francia e più generale in Europa, si verifica una perdita di punti in materia di innovazione. Se questa tendenza viene confermata , siamo condannati , nonostante alcune brillanti eccezioni , a essere esclusi dalla competizione mondiale. Segnali di questo declino sono già percettibili ; per esempio , siamo sempre meno presenti nelle tecnologie avanzate per il grande pubblico.

Quali sono le ragioni di questo handicap? Finanziarie e politiche , certamente , tuttavia , abbiamo talenti straordinari , molti dei quali , peraltro , cedono alla tentazione dell’espatrio. Ma perché non riescono a esprimersi e a promuovere le loro idee?

Una parte della risposta si trova nella dimensione manageriale che gli innovatori devono affrontare. L’innovazione è generatrice di disordine, la novità genera naturalmente resistenza ed opposizione . A questo si aggiunge il fatto che, presto o tardi , un processo di innovazione deve arrivare a una decisione .

È noto come ogni situazione che riguarda l’assunzione di decisioni comporti stress e coinvolga direttamente le emozioni , una sfera generalmente considerata tabù dai manager.

Provocare connessioni tra le funzioni , le aree, i livelli , e organizzare la raccolta delle idee sorte da queste fecondazioni incrociate : ecco cosa può mobilitare tutta l’impresa sulla via dell’innovazione vincente.

Infatti già dai circoli di qualità si era rivelato al management che persino gli operai potevano pensare e proporre dei miglioramenti . Essi sono ovviamente capaci, come chiunque altro, di avere idee ricche e interessanti; ma le esprimeranno soltanto se si sarà saputo creare un clima propizio, fondato sull’ascolto rispettoso , il riconoscimento di tutti i talenti, la valorizzazione di tutti quelli che osano correre dei rischi.

martedì 22 dicembre 2009

Il metodo PAPSA

Il metodo Papsa comporta tre grandi momenti:
- prima: percezione e analisi creative;
- durante :produzione d’idee;
- dopo: selezione e applicazione


Questi tre momenti si scompongono in 5 tappe:

P1 percezione: cogliere il problema interamente con ingenuità;

A1 analisi: scoprire la sua struttura profonda;

P2 produzione: immaginare un gran numero di soluzioni;

S selezione : gerarchizzare e decidere in funzione del futuro;

A2 applicazione: rendere tutti veri sostenitori dell’innovazione.


( Per vedere un esempio pratico del metodo Papsa, si rimanda all’appendice: “Creatività pratica, per la divisione Food Service dell’azienda X” ).


I due tempi dell’analisi creativa

L’analisi creativa si svolge in due tempi, di durata approssimativamente uguale. Per un problema limitato può bastare una mezza giornata; più spesso occorrerà dedicare un giorno intero combinando tra le due fasi un intervallo di relax e di agio.

Questo intervallo è tanto più importante in quanto al termine della destrutturazione è frequente che il gruppo si senta completamente scombussolato, al punto che uno psicologo francese ha battezzato col nome di fase paralizzante questo periodo in cui si perde di vista la riva lasciata prima ancora di intravedere quella che si ambisce raggiungere. È un momento in cui ci si può sentire ansiosi, demoralizzati, scoraggiati, cosa che può tradursi in uno stato depressivo , o anche in aggressività nei confronti del gruppo , del problema o dell’animatore. Quest’ultimo dovrà dunque badare a limitare gli eventuali effetti negativi di questo passaggio del valico.

Vi riuscirà segnalando al gruppo l’esistenza della fase paralizzante, i suoi effetti e la sua utilità; dall’altro dovrà dunque essere rassicurante , calmo , sostenere, incoraggiare e sdrammatizzare, durante questa fase e alla ripresa, cioè al momento della ristrutturazione degli elementi del problema in un grafico d’analisi.

Al termine dell’analisi creativa , così come abbiamo già visto, può succedere che la soluzione finale sia già scoperta, a questo punto si disporrà di più tempo ed energia per compiere meglio le fasi successive dell’azione : decisione e applicazioni.


Destrutturazione

La destrutturazione,è un territorio multidimensionale. La prima fase dell’analisi creativa consisterà nell’esplorare quanto più possibile questo spazio, anche ripassando su percorsi già esplorati: proprio il fatto di giungere alla stessa scoperta da percorsi indipendenti può indicare che si è individuato un punto critico.

Perché quest’esplorazione sia quasi esauriente , è auspicabile moltiplicare gli angoli d’attacco e seguire nei limiti del tempo disponibile, il più grande numero possibile di percorsi logici.

Inizialmente si tratta di vedere, percepire ed esprimere la propria percezione sia direttamente, sia ancora cambiando punto di vista e descrivendo i vari paesaggi che si scorgono a partire dai propri rinnovati punti di osservazione.

Una seconda azione consisterà nel “ purgarsi” quanto più completamente possibile. Il gruppo è invitato a esprimere senza censure tutte le idee , rappresentazioni, ipotesi , pregiudizi, associazioni, legate al campo del problema o al suo ambiente più prossimo. Se tale azione sembrerà insufficiente all’animatore , quest’ultimo potrà utilizzare tecniche di “ pulitura”. Le informazioni disponibili verranno comunque elencate .Quindi il gruppo si interrogherà, elencherà le varie domande che si pone rispetto al problema, censirà le informazioni che sembrano mancargli. Fino a questo momento , il gruppo si trovava attorno al problema , ora vi entra , e secondo varie vie, potrà raccogliere informazioni prese all’interno.

Il coinvolgimento è ancora più grande nella tappa successiva . I ricercatori non sono più nel problema , sono il problema stesso, gli danno corpo e anima. Gli prestano le loro voci , e diventa dunque possibile interrogare direttamente il problema.

Il percorso si chiude con una trasposizione analogica. Il problema viene trasferito nel paese delle meraviglie in cui tutto è possibile . In questo modo è possibile fare un elenco completo di tutte le condizioni parziali che rendono possibile la scoperta della soluzione complessiva del problema.

Gli elementi raccolti in ciascuna escursione vengono annotati su un grande foglio di carta e appesi alla parete. Naturalmente, durante tutta questa fase di esplorazione, il gruppo funziona a ruota libera, ovvero senza alcuna censura , con un’accettazione totale di tutte le idee, e in piena cooperazione.

Preparazione dell’escursione. Questa preparazione è tanto più importante quando si tratta di un gruppo improvvisato. Ma essa non è da trascurare nemmeno nel caso in cui l’animatore si rivolga a un gruppo di persone già formate alle tecniche di creatività.

La preparazione al viaggio comporterà dunque tre aspetti: decondizionamento, riscaldamento e comunicazione.

1. Decondizionamento. Esercizi sotto forma di giochi aiuteranno i membri del gruppo a sentirsi a loro agio con se stessi e con il loro partner. Questi esercizi potranno essere puramente mentali o comportare una parte fisica (relax , concentrazione), da valutare da parte dell’animatore secondo la natura e la personalità dei suoi componenti.

2. Riscaldamento .Esercizi che mirano a sviluppare la fluidità verbale saranno praticati individualmente e in gruppo .Altri esercizi innescheranno la mobilizzazione dell’energia necessaria al compimento del lavoro.

3. Comunicazione. Esercizi da praticare in coppie, in sottogruppi e nel gruppo intero permetteranno ai partner di guardarsi sotto aspetti diversi, avvicinarsi , prepararsi a funzionare in sinergia.

Vedere il problema da tutti i punti di vista fa sì che l’espressione della percezione del problema possa realizzarsi per mezzo di varie tecniche, le cui principali sono elencate qui di seguito. Quest’elenco non è certamente esaustivo; del resto non è né necessario né consigliabile utilizzare tutte le tecniche proposte.

- Per me il problema è di….

Ogni membro del gruppo è invitato ad annotare sul proprio blocco la sua definizione spontanea del problema; l’animatore fa in seguito un giro di tavolo e prende nota di tutte le definizioni proposte, senza commenti né interventi. È auspicabile che il capo progetto si esprima per ultimo . Tutti devono esprimersi .Una volta che ciò è stato fatto , è possibile aggiungere definizioni supplementari. Non è obbligatorio che l’animatore esprima la sua percezione del problema, ma non è neppure vietato.

-For me, the problemi is…

La formulazione iniziale del problema è tradotta nella varie lingue conosciute dai membri del gruppo, quindi viene fatta una ritraduzione nella propria lingua, cosa che generalmente fa apparire aspetti nuovi del problema, poiché non ci sono equivalenze semantiche totali tra le varie lingue.

- Né si, Né no ( lipogramma )

Questa tecnica, consiste nel riscrivere la formulazione del problema servendosi di parole che non contemplino una certa lettera scelta dall’animatore. La soppressione della r, della s, o della t è generalmente produttiva. L’animatore è il solo giudice della scelta di un’altra lettera, in funzione della parole contenute nella formulazione iniziale.

- Sono un marziano

I membri del gruppo sono invitati a calarsi nei panni di un extraterrestre e a esprimere la loro visione ingenua del problema


- Il problema visto dall’aereo


L’animatore chiede al gruppo di allontanarsi per provare a individuare una formula generale del problema e le grandi linee della sua struttura, oppure può chiedere di mettere a fuoco l’attenzione su un punto molto particolare che verrà dettagliato a oltranza.

- Collage proiettivo

Viene messo a disposizione del gruppo un mucchio di riviste con delle forbici e della colla. Ciascuno individualmente , è invitato a costruire un collage che esprima la sua rappresentazione del problema. In seguito , il gruppo formula un commento dettagliato del collage, l’animatore prende nota dei punti essenziali. Questa tecnica è a volte ampiamente sufficiente per riempire la metà della prima fase dell’analisi creativa ( Vedere appendice: “Reinventare un nuovo umanesimo”).

Purga. Il gruppo è invitato a fare un elenco delle informazioni possedute sul problema. A volte uno dei membri del gruppo, o un assistente dell’animatore , viene incaricato di raccogliere all’esterno o all’interno le informazioni mancanti. Il gruppo enuncia le soluzioni al problema che conosce già; le soluzioni trovate da altre ditte e in varie imprese.

L’animatore chiede a ogni partecipante di esprimere le idee di soluzione che ha già in mente, anche se si tratta di soluzioni parziali o giudicate dal proprio autore banali o ridicole. Non dimentichiamo che qui tutto funziona a ruota libera. Ma l’animatore dovrà badare a tagliare le catene di associazione ed evitare che il gruppo si lanci prematuramente in una vera e propria ricerca di idee. Lo scopo di tutta questa fase è trovare il problema, non produrre a priori un grande numero di soluzioni.

Se l’animatore ha la sensazione che tale operazione è insufficiente, può utilizzare le tecniche di “ pulitura”. Per esempio stimolerà la creatività del gruppo con la lettura di un elenco di parole induttive: ogni membro del gruppo è invitato a reagire individualmente annotando per iscritto il maggior numero possibile di queste parole e incrociandole con i problemi posti. O ancora ,l’animatore può chiedere al gruppo di trasporre il problema in un campo che rappresenta già la struttura fondamentale del problema.

Interrogarsi sul problema. Vengono suggerite tre domande per facilitare lo svolgimento di tale fase:

1. la prima serie include domande classiche quali : chi, cosa, quando , dove , come , perché da quando, perché non ecc..

2. la seconda serie prevede l’utilizzo della catalista ( neologismo composto dalle parole “ check list” ) per domandarsi che cosa avverrebbe : aggiungendo o eliminando elementi del problema, moltiplicandolo o dividendolo, sopprimendolo; capovolgendolo; combinandolo con altri elementi.

3. la terza serie riguarda il posizionamento del problema : Per chi il nostro compito costituisce un problema? Chi sarà realmente interessato alla vera scoperta della soluzione ? Chi rischia di ostacolare la sua applicazione?

Entrare nel problema . Il gruppo è invitato ad addentrarsi nel problema. L’animatore individua alcuni punti chiave sui quali focalizzare l’attenzione del gruppo. Per esempio, può chiedere a uno dei membri del gruppo di identificarsi con uno degli oggetti o con una delle persone implicate nel problema .

( Vedere appendice: “ Il gioco delle tre parole: lavorare con i propri sogni”).

Essere il problema . Questa azione è la più impegnativa e l’animatore la farà applicare soltanto se ha individuato nel gruppo delle persone in buona forma e adatte all’uso del pensiero metaforico.

Qui il problema sarà vissuto dall’interno da parte di una persona. Per esempio: vendere più yogurt ai bambini , creare un nuovo modello di automobile familiare .

L’animatore attraverso il suo atteggiamento e le sue indicazioni, aiuta l’attore a entrare nei panni del personaggio del problema. Secondo i casi, gli chiederà di esprimersi verbalmente o non verbalmente.

L’espressione non verbale può attuarsi con la mimica, il mimo o la danza. Nell’espressione verbale, l’animatore interrogherà il problema ( quindi l’attore che identifica il problema) chiedendogli inizialmente di esprimere i suoi sentimenti e le sue sensazioni, quindi gli chiederà di descriversi con la massima precisione possibile dalla sua genesi fino ad ora .Infine, lo interrogherà sui suoi desideri, gli chiederà se ha realmente il desiderio di essere risolto e se preferisce continuare a vivere la sua vita di problema. Gli chiederà le sue relazioni con gli altri problemi dell’azienda.

Alla fine dell’interrogatorio svolto dall’animatore, il gruppo è invitato a porre delle domande integrative. Lungo tutta la durata dell’identificazione , i membri del gruppo prendono nota delle loro osservazioni, analisi , idee.

(Vedere appendice: “ Il gioco delle tre parole: lavorare con i propri sogni”).

Importante: un’attenzione raccolta, un ambiente caloroso che escluda qualsiasi manifestazione di umorismo intempestivo sono le condizioni necessarie per la riuscita dell’identificazione.

Variante: a volte il problema può essere interpretato più facilmente in simultanea da due o tre persone che fanno un monologo a più voci.

Trasporre il problema . Nel metodo sinettico , questa tecnica è chiamata l’analogia fantastica. In effetti , le regole del gioco è che il problema venga trasposto in un paese delle meraviglie e quindi risolto. Successivamente il gruppo è invitato a descrivere come esso sia stato risolto. A questo punto si fa un inventario di tutti i problemi secondari che hanno ricevuto delle soluzioni parziali realistiche o non realistiche, ragionevoli o completamente stravaganti. Allo stesso modo si individua chi ha aiutato a risolvere il problema e chi ha costituito un ostacolo.